
Hai perso uno o più denti.
Ti hanno parlato di impianto dentale.
E nella testa, quasi automaticamente, partono pensieri poco rassicuranti.
“Ma farà male?”
“È un intervento complicato?”
“E se il corpo lo rigetta?”
Partiamo dall’inizio, con calma.
Un impianto dentale è una radice artificiale in titanio che viene inserita nell’osso con un piccolo intervento chirurgico.
Serve per sostituire uno o più denti mancanti, in modo stabile e duraturo.
Per durata e complessità, l’intervento è spesso paragonabile a un’estrazione dentale.
E grazie alle tecnologie moderne, oggi è diventato una procedura routinaria, standardizzata e sicura.
Dopo l’anestesia locale, si esegue un piccolo taglio della gengiva.
Con una sequenza di frese a diametro crescente, si prepara delicatamente un alloggiamento nell’osso.
Ed è normale che a questo punto emerga un pensiero istintivo.
“Trapani, vibrazioni… sentirò dolore?”
La risposta è semplice.
No.
L’osso, in assenza del dente, è poco innervato.
Quello che potresti percepire sono solo lievi vibrazioni, non dolore.
Le frese a diametro crescente servono a due cose fondamentali.
Da un lato permettono di posizionare l’impianto nella giusta angolazione tridimensionale.
Dall’altro evitano il surriscaldamento dell’osso, proteggendolo.
Una volta preparato il sito, l’impianto viene inserito lentamente e in modo controllato.
Il computer collegato al manipolo indica in tempo reale velocità e resistenza dell’osso, aumentando precisione e sicurezza.
Alla fine si avvita una vite di chiusura, si sutura la gengiva e i punti vengono rimossi dopo circa due settimane.
Osteointegrazione: cosa significa davvero “attecchire”
Dopo l’inserimento inizia una fase fondamentale: l’osteointegrazione.
In parole semplici, è il periodo in cui l’osso si lega intimamente all’impianto.
È un processo biologico, naturale, che richiede tempo.
In condizioni normali servono da tre a sei mesi.
“Ma non si può usare subito?”
In alcuni casi sì, ma vanno valutati con attenzione.
Nel settore frontale, ad esempio, si può posizionare un provvisorio immediato solo estetico, senza masticare.
Oppure, inserendo più impianti solidali, si può realizzare un carico immediato, cioè un provvisorio su cui masticare da subito.
Sono però situazioni particolari, che richiedono un attento rapporto rischio-beneficio.
La regola generale resta una.
Aspettare i tre mesi di guarigione.
È il modo più sicuro per non sbagliare.
Terminata questa fase, si passa alla parte protesica.
Impronte, lavoro di laboratorio e realizzazione del dente definitivo, di una protesi fissa o, se previsto, di una protesi mobile.
Le tre domande che quasi tutti si fanno
A questo punto, nella testa di chi legge di solito emergono sempre le stesse domande.
“Ma fa male metterlo?”
No.
Le procedure moderne, rapide e ben pianificate, garantiscono un’anestesia efficace per tutta la durata dell’intervento.
“Ma io ho abbastanza osso?”
Qui entrano in gioco due aspetti.
Il primo è la salute generale.
Le condizioni e i farmaci che vietano davvero l’implantologia sono pochissimi.
Il secondo è la quantità di osso disponibile.
Per questo oggi è diventato normale eseguire una TAC dentale, che permette di valutare l’osso nelle tre dimensioni dello spazio prima dell’intervento.
“E il rigetto?”
È giusto essere chiari.
In media circa 5 impianti su 100 possono fallire.
Ma in questa percentuale rientrano soprattutto fumatori, pazienti con diabete non controllato e chi ha avuto una parodontite severa.
Se non convivono tutte queste condizioni insieme, le probabilità di successo sono molto alte.
Il vero segreto per far durare un impianto
C’è però una cosa fondamentale da ricordare.
Gli impianti non sono esenti da manutenzione.
Anzi, vanno curati come e spesso più dei denti naturali.
Igiene accurata.
Richiami programmati.
Pulizia e controllo almeno una volta all’anno.
È questo il vero principio guida.
Non l’intervento in sé, ma la continuità delle cure nel tempo.
Se hai dubbi o vuoi capire se l’impianto è la soluzione giusta per te, siamo a disposizione per chiarire ogni aspetto con calma e senza fretta.



